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La Fondazione Rosselli ha recentemente pubblicato un rapporto (Le esperienze di educazione finanziaria. Indagine sulla realtà italiana nel contesto internazionale) dove sono state riportate le principali iniziative che in tale ambito sono state realizzate/in via di realizzazione nel nostro Paese e in alcune esperienze estere considerate particolarmente significative.

Il quadro che ne emerge è quello di una proliferazione, a volte ridondante, di “programmi” aventi lo scopo di migliorare la financial capability delle persone, con riguardo soprattutto a due target di utenti: i giovani (con netta prevalenza degli studenti di scuola media superiore) e gli adulti (non meglio identificati)

Solo sporadiche sono le iniziative rivolte al segmento imprese: ciò è in parte imputabile alla definizione di educazione finanziaria data dall’OCSE, considerata il punto di riferimento per i programmi considerati, la quale, facendo esplicito riferimento a “consumatori/investitori finanziari”, di fatto esclude il soggetto impresa dai destinatari di corsi di formazione/informazione in materia economico finanziaria.

Anche le iniziative di legge in discussione attualmente individuano nei “cittadini”, ovvero nei consumatori, i destinatari di azioni di sensibilizzazione, informazione e formazione.

Questo marcato orientamento è in parte imputabile, a mio avviso, alla relativa standardizzazione che contraddistingue i bisogni informativi e formativi delle persone fisiche rispetto alla specificità che abitualmente connota i soggetti imprenditoriali, e che risulta più difficilmente “inquadrabile” in programmi “generali” di apprendimento.

Se dunque il target ideale di riferimento è “circoscritto” alle persone fisiche, ben più difficile risulta individuare uno o più segmenti, ideali destinatari ma non ancora “aggrediti” dai soggetti istituzionali (in prevalenza istituzioni creditizie e associazioni di categoria ad esse riconducibili).

Azione diretta

Target di riferimento

  1. studenti universitari (non appartenenti a facoltà economiche)
  2. studenti universitari (senza distinzione)
  3. categorie “mirate” di adulti: ad esempio gli immigrati (bancarizzati?)

Per le prime due categorie risulta decisamente più agevole l’organizzazione di programmi “dedicati” e la diffusione dell’iniziativa: si tratterebbe infatti di operare all’interno del nostro tradizionale ambito lavorativo, con una relativa maggiore facilità di soluzione di alcuni problemi di natura logistico-organizzativa (luogo di svolgimento dell’iniziativa, intervallo temporale, disponibilità degli spazi, ecc.).

Contenuti

Ovviamente sono alquanto diversi a seconda del target individuato. Nei casi 2 e 3 si potrebbero ipotizzare nozioni economico-finanziarie di base, mentre nel caso 1 occorre affrontare argomenti più mirati.

Importante da considerare è la relativa “ignoranza” che anche da recenti indagini è emersa per gli aspetti di natura previdenziale, soprattutto con riguardo alle persone giovani (e, nello specifico, dai 18 ai 40 anni)

Sponsor dell’iniziativa

Abbandonata l’ipotesi di coinvolgimento dell’industry finanziaria, anche per la relativa “abbondanza” di iniziative da essa già operanti (sia pure non sempre di assoluta qualità, e soprattutto spesso non “neutrali”), è stata avanzata l’ipotesi durante la riunione dell’ultimo Consiglio (22 ottobre 2010) del coinvolgimento delle Camere di commercio (CC).

Credo che una opportunità di questo genere possa passare unicamente attraverso progetti idealmente ricompresi in una logica di “informati  (educati) oggi, imprenditori domani”. La mission istituzionale delle CC è infatti quella di stimolare lo sviluppo di attività di natura imprenditoriale nei rispettivi territori di riferimento e la diffusione di cultura economica presso soggetti che potrebbero assumere tale natura in un futuro non lontano (giovani e “nuovi imprenditori”, quali gli immigrati) potrebbe essere una “utile giustificazione” alla richiesta di partecipazione (anche economica!) all’iniziativa.

Azione indiretta

Il rapporto della Fondazione Rosselli individua alcune carenze nei progetti di educazione finanziaria, soprattutto di natura metodologica, riferiti prevalentemente alla c.d. “formazione dei formatori”, siano essi docenti delle scuole medie superiori oppure operatori finanziari, all’individuazione dei contenuti e alla predisposizione dei materiali.

Stante la “proliferazione” di programmi di educazione finanziaria, e la difficoltà ad inserirsi in un contesto di soggetti economicamente forti (per l’ammontare delle risorse messe in campo) potrebbe costituire elemento di riflessione da parte di Adeimf l’offerta di supporto metodologico ai diversi soggetti erogatori di formazione, così da rendere l’azione educativa più efficace (altro tema interessante e molto negletto è la valutazione dell’efficacia di tali progetti formativi…)